Architetture del Tempo Assente è un'installazione espositiva interattiva che esplora le nozioni foucaultiane di eterotopia ed eterocronia applicate all'ex monastero di Santa Chiara. Attraverso una nuvola di punti particellare derivata da scansioni 3D, sistemi di tracciamento a pavimento e una composizione sonora generativa in tempo reale, l'opera trasforma lo spazio in un ambiente reattivo. La presenza e la prossimità dei visitatori capovolgono l'antica rigidezza della clausura, trasformando l'incontro tra i corpi nel trigger che risveglia e ricompone l'architettura e la memoria del passato.
ARCHITETTURE DEL
TEMPO ASSENTE
Il progetto si fonda sulle teorie di Michel Foucault (Utopie ed Eterotopie). L'ex monastero viene interpretato come eterotopia (un "luogo altro" regolato da sistemi di segregazione e norma) ed eterocronia (uno spazio a tempo sospeso, ritmato dal silenzio, dalle campane e dai canti corali). L'installazione crea un cortocircuito temporale dove l'architettura solida del passato si smaterializza per essere risvegliata e modificata nel presente dall'interazione del pubblico.
Anno
2026
Ruolo
Exhibit designer
Tipologia
Progetto universitario
Tools
Touchdesigner, Ableton Live
ARCHEOLOGIA SONORA
In assenza di pubblico, un rintocco costante di campane mantiene l'atmosfera temporale sospesa del monastero. Invece al movimento dei visitatori sul pavimento, si attivano quattro campioni audio d'archivio (canti corali femminili, preghiere in latino, organo e voci sussurrate). L'algoritmo misura la vicinanza e la distanza tra i corpi, modulando il paesaggio sonoro e trasformando lo spazio in uno "spartito vivente".
proiezioni
La componente visiva dell’installazione è progettata per generare un’immersione totale all’interno di una dimensione spazio-temporale sospesa, definibile come un non-luogo e un non-tempo. L’obiettivo è consentire al fruitore di superare i limiti fisici della stanza espositiva, proiettandolo in uno scenario altro. Attraverso il contrasto tra le superfici, lo spazio visivo si sdoppia: il pavimento si trasforma in un piano geometrico e analitico di tracciamento delle relazioni, mentre la parete frontale accoglie la ricostruzione digitale e fluttuante dell’architettura originaria. Questa scomposizione visiva elimina i punti di riferimento tradizionali, offrendo la percezione di camminare all’interno di una memoria che si sta smaterializzando, dove l’antico monastero perde la sua consistenza solida per diventare pura immagine ambientale.




